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Perché non bevo Coca Cola

Decidere di non acquistare un determinato prodotto, utilizzando l’arma del boicottaggio nei confronti di una certa azienda o marchio, rende subito evidente quanto possa essere elevato il potere dei consumatori, una forza che spesso essi non si rendono conto di possedere. La maggior parte degli acquisti sono guidati dall’abitudine e dalla pubblicità, più che dal gusto personale o dalla riflessione.

E’ naturale che ogni azienda cerchi di pubblicizzare i propri prodotti come buoni, sani e portatori di felicità. Purtroppo succede però che l’impressione relativa ad un determinato prodotto, così come viene veicolata dal marketing, sia quanto di più lontano vi possa essere dal concetto di “buono, pulito e giusto” e di “sano e felice”.

Coca Cola ha recentemente diffuso. attraverso il proprio sito web e tramite materiale pubblicitario inserito all’interno di riviste cartacee, alcune informazioni relative agli ingredienti dell’omonima bibita, con spiegazioni che la fanno apparire come del tutto innocua per la salute, sottolineando ad esempio che lo zucchero serva a fornire alla Coca Cola il suo sapore delizioso e che lo zucchero che essa contiene è lo stesso che utilizziamo nel caffè o nel tè che beviamo ogni giorno, in quanto irrimediabilmente attratti dal sapore dolce.

Poche settimane fa è iniziato a circolare per il web un video che mette in guardia dall’eccessivo contenuto di zucchero delle bevande gassate come quelle prodotte da Coca Cola. Esso veicola un messaggio molto chiaro: consumare bibite gassate, fin dall’infanzia, può nuocere alla salute anche in maniera grave. Le bibite gassate sono tra le maggiori imputate per quanto riguarda carie ai denti, diabete di tipo 2, obesità e impotenza maschile. Il video porta il titolo di “The Unhappy Truth about Soda”. Ne avevo parlato in maniera più approfondita in questo articolo.

Al di là delle questioni legate alla salute, in merito alla quale ognuno decide per se stesso, non si possono dimenticare le vicende relative allo sfruttamento da parte del marchio Coca Cola. Non è possibile chiudere gli occhi di fronte all’eclatante caso di Rosarno, in Calabria, dove la raccolta delle arance destinate alla produzione delle bibite della nota azienda è avvenuta sfruttando centinaia di immigrati africani ridotti quasi in schiavitù per via del misero stipendio che veniva assegnato ad ognuno di loro.

Uscendo dal nostro Paese e compiendo un balzo indietro negli anni, si incontra una delle vicende forse meno note e più gravi legate al noto marchio produttore di bibite gassate. Nel 2000, lo stablimento Coca Cola di Plachimada, piccolo villaggio del Kerala, si macchiò della colpa di aver estratto illegalmente dalle falde acquifere locali milioni di litri d’acqua potabile per la produzione delle proprie bibite in bottiglia, provocando gravi danni alla popolazione, che necessitava giustamente delle proprie risorse idriche per le attività quotidiane e per l’irrigazione dei campi. Da una parte l’azienda prosciugava le risorse idriche della zona, mentre dall’altra si impegnava ad inquinare quelle di cui non poteva appropriarsi.

Dietro una simile vicenda si nascondono storie di corruzione ed esempi di coraggio. L’azione dei cittadini e della giustizia è riuscita fortunatamente a portare alla chiusura nel 2004 dello stablimento dell’azienda, che aveva agito violando il diritto pubblico all’acqua della popolazione locale. Sono così sorti nuovi movimenti volti a decretare la chiusura di decine di stablimenti di proprietà di Coca Cola e Pepsi, impegnati ad inquinare e prosciugare il patrimonio idrico del Paese. Tali movimenti hanno potuto dare vita alla campagna “Coca Cola e Pepsi fuori dall’India”.

Maggiori informazioni in proposito possono essere ricavate dalla lettura del libro “Il bene comune della terra” di Vandana Shiva. Essere cittadini informati significa essere persone in grado di decidere di effettuare i propri acquisti in modo da non finanziare quelle aziende implicate nello sfruttamento e nell’inquinamento. Informarsi significa non fermarsi agli slogan degli spot pubblicitari e alla superficialità di certe notizie, ma scavare a fondo alla ricerca della verità.

boicottaggio

“Coca Cola, stappa la felicità”, recita il famoso slogan. Ma a quale felicità ci si starà mai riferendo, esattamente?

Marta Albè

7 thoughts on “Perché non bevo Coca Cola

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