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Zen in the City: fermarsi e meditare in un mondo che corre

Ognuno si avvicina alla meditazione con i propri tempi e modi. C’è chi a un certo punto della vita sente la necessità di sedersi a gambe incrociate in un punto libero del pavimento di una stanza abbastanza silenziosa, di chiudere gli occhi e di cercare qualche attimo di relax, magari provando ad ascoltare il respiro.

Sono i primi passi di una ricerca del silenzio – e di se stessi – che nella frenesia della vita quotidiana sembra quasi impossibile, a volte appare come un vero e proprio miraggio. Perché l’imperativo è non fermarsi mai, continuare a fare e ad agire, fino a non avere più la possibilità di dedicare un solo secondo a se stessi.

E’ la classica faccenda del tempo rubato, del tempo che sembra non bastare mai, di quando vorremmo che una giornata durasse 48 ore. Pensiamo di non avere il tempo di fermarsi per quei 10-15 minuti che ci servono per provare a meditare per la prima volta. In realtà questo tempo lo abbiamo. Non facciamoci rubare il nostro momento per meditare – per provare, per iniziare a meditare – anzi, sottraiamolo da tutte quelle azioni quotidiane ripetitive che potremmo evitare facilmente.

Il controllo frequente e frenetico della posta elettronica e dei social network è un dato di fatto. Avere sempre lo smartphone a portata di mano è irrinunciabile. Ma possiamo provare a regolare il tempo da dedicare alla rete, ad incasellarlo, per ritagliarci dei momenti quotidiani – l’ideale sarebbe meditare due volte al giorno al mattino e alla sera – dove esistiamo solo noi e la meta che vorremmo raggiungere con la meditazione.

Possiamo disconnetterci – davvero! – ad un certo punto della giornata, anche se abbiamo trascorso davanti allo schermo del computer otto o magari dieci ore di lavoro e l’impressione è che potremmo continuare all’infinito.

Ci meritiamo una pausa.

Ci meritiamo un momento di meditazione facile da adattare al nostro stile di vita più o meno tecnologico, più o meno frenetico e connesso alla rete.

Qualche tempo fa vi avevo parlato della campana di consapevolezza da scaricare sul PC per ricordarsi di fare una pausa tra un compito da svolgere e l’altro e per ritrovare la concentrazione.

Ora ho ritrovato questo spunto – e decine di altri spunti e suggerimento utili – nel libro Zen in the City di Paolo Subioli (Edizioni Mediterranee). Questo libro parla dell’arte di fermarsi in un mondo che corre e della meditazione di ispirazione Zen e Buddhista (senza riferimenti religiosi).

Se il mondo continua a correre noi possiamo prenderci una pausa. Possiamo guardare agli insegnamenti dei grandi maestri, a partire da Thich Nhat Hanh, per capire cosa significa ritrovare la consapevolezza del qui e ora – del momento presente, insomma – ai tempi di internet.

Sapevate di avere un karma digitale?

Ebbene, lo avete. Anzi, lo abbiamo. Le parole che scriviamo sul web e sui social network sono comunicazione, dunque veicolano un messaggio e l’interpretazione del messaggio da parte di chi lo riceve comporta azioni e reazioni (che prima o poi avranno effetto anche su di noi).

Ecco perché secondo l’autore di Zen in the City dovremmo ritrovare la capacità di scrivere con gentilezza quando siamo sul Web (e da qui possiamo applicare la stessa gentilezza quando parliamo con gli altri faccia a faccia e più in generale nelle nostre azioni quotidiane).

Possiamo stare meglio scrivendo un messaggio con gentilezza.

Ad esempio inserendo un pensiero positivo in ogni messaggio che inviamo, magari all’inizio del messaggio stesso, prima di dare spazio alla domanda, alla richiesta o alla precisazione vera e propria. Sul Web dire ‘grazie’ e ‘per favore’ non è un optional (anche se sembra esserlo diventato).

mindfulness

Non è tutto qui.

In ogni momento della giornata possiamo dedicarci almeno un attimo di silenzio o di consapevolezza e in Zen in the City troverete tutti gli ingredienti e gli esercizi per arrivare ad un punto di svolta davvero interessante.

Perché il momento di pausa è a disposizione ovunque, con tutte le tecniche che nel libro vengono illustrate caso per caso: meditazione al semaforo, meditazione in metropolitana, in ufficio, in piscina, nel parco pubblico, in bagno (anche qui servirebbe quell’attimo di consapevolezza!).

zen in the city - libro - paolo subioli

Non manca una profonda attenzione all’importanza dell’ascolto attivo, o ascolto empatico, in cui possiamo entrare davvero in contatto con la persona con cui stiamo parlando e con il messaggio che vuole comunicarci. Anche in questo caso serve una profonda concentrazione, che possiamo imparare passo dopo passo con gli esercizi giusti.

Lo Zen insegna che ogni atto della vita può essere compiuto consapevolmente proprio per entrare in contatto con la vita stessa, godendola fino in fondo.

Possiamo raggiungere la consapevolezza quando ci vestiamo, quando facciamo le pulizie di casa, quando cuciniamo, quando mangiamo e in molte altre occasioni, dai piccoli gesti di ogni giorno ai lavori manuali. E allora proviamo ad essere un po’ più Zen e a rallentare la corsa in un mondo che sembra non fermarsi mai.

Marta Albè

Leggi anche: Una campana di consapevolezza per ritrovare la concentrazione al PC

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