Cosa è successo un anno fa

In questo blog c’è un vuoto che va da un post di fine luglio dello scorso anno al post successivo che è di inizio dicembre. Lo stesso vuoto, se ti va di andare a curiosare, lo trovi su Instagram. Cosa è successo in quei quattro mesi?

Tutto stava andando alla grande e avevo molti motivi per essere felice. Io e Daniele ci eravamo sposati a fine giugno, eravamo partiti pochi giorni dopo per il nostro viaggio di nozze in Islanda e poi eravamo stati qualche giorno in Toscana per mitigare l’impatto del ritorno a casa.

Avevo da poco scoperto di essere incinta ed ero al colmo della felicità.

Avevamo deciso di volere un bambino ed era arrivato subito, nella gioia e nella spensieratezza, pur sapendo che qualcosa nella nostra vita sarebbe cambiato.

Pensavo: il bambino è arrivato in questo momento proprio quando lo stavamo desiderando, significa che il momento è giusto, che il mio corpo era pronto per questo.

Ma una parte del mio corpo ha fatto crack.

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Forse avrei dovuto fermarmi un attimo, prendere uno stacco di vero riposo e soprattutto godermi con calma il momento fellice, invece sono andata avanti con tutto ciò che avevo in programma e sono partita a metà agosto per un ritiro di yoga e meditazione.

Non avevo nausee, non stavo soffrendo troppo per il caldo, ero convinta di stare bene come sempre.

Non mi rendevo conto di quanto possano essere delicati i primi tre mesi di gravidanza.

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Fino a quando una mattina mi sono svegliata con un forte mal di testa localizzato sopra l’occhio destro, con nausee continue. Pensavo fosse colpa della gravidanza e in parte lo era davvero ma la causa era un’altra.

Mi sembrava tutto molto strano perché non avevo mai sofferto di forti mal di testa fino a quel momento.

Con il passare delle ore il dolore diventava sempre più intenso, niente riusciva a calmarlo. Eravamo in Trentino a 1400 metri, avevo passato la mattina e il primo pomeriggio a letto, dolorante, convinta che fosse un mix di nausea gravidica, emicrania, congiuntivite.

Ma il dolore era davvero diventato troppo forte, lo stavo sopportando ancora ma mi rendevo conto che davvero qualcosa non andava.

Il modo più rapido per trovare aiuto era raggiungere la guardia medica. Lo abbiamo fatto, con Daniele che da quel momento in poi non ha mai smesso di starmi accanto e che mi ha trasmesso tutta la tranquillità possibile.

La guardia medica ha ipotizzato la congiuntivite ma poco prima di congedarmi ha notato che la pupilla del mio occhio destro non reagiva alla luce e mi ha indirizzata al Pronto Soccorso di Trento.

Credo che notando questo dettaglio abbia contribuito a salvare il mio occhio.

Per la prima volta nella mia vita ho trascorso una notte al Pronto Soccorso – in una situazione che sembrava surreale: stavo mantenendo in qualche modo la calma davanti a medici visibilmente preoccupati per la mia situazione, dall’occhio destro non vedevo quasi nulla, era completamente annebbiato.

Ed ero incinta, non potevano farmi una Tac, somministrarmi diuretici, antidolorifici o altri farmaci che sarebbero stati lo standard per questa situazione, quindi hanno scelto dei colliri adatti a migliorare la situazione dell’occhio senza compromettere tutto il resto.

Ho avuto un attacco di glaucoma acuto.

Ad un certo punto la pressione dell’occhio è schizzata oltre i limiti e in questi casi se non si interviene in tempo il rischio è di perdere la vista.

Qualche info giusto per farti un’idea la trovi qui.

Questa descrizione è approssimativa ed emotiva. Me ne scuso, non sono un medico. Ma per fortuna ho degli amici medici che hanno contribuito a tranquillizzarmi e a guidarmi verso le scelte migliori. Una di loro in particolare rispondendo a una telefonata che avevo chiesto a Daniele di farle poco prima di tornare a Milano mi ha praticamente salvata. Mi ha indicato il giusto Pronto Soccorso a cui approdare appena arrivati in città perché là avrebbero saputo di sicuro come intervenire. E così è stato.

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Poi il rientro a casa, altre corse al Pronto Soccorso e alla fine la fortuna di trovare un ospedale dove gli esperti hanno compreso la mia situazione facendo del loro meglio. Hanno scelto con scrupolo i colliri meno impattanti per il mio stato di gravidanza, hanno avuto una pazienza infinita nel visitarmi tutte le volte che sono tornata da loro perché la pressione dell’occhio si era alzata di nuovo, mi hanno praticato non so quante iridotomie – dei piccoli fori per consentire all’occhio di emettere i liquidi che stava trattenendo e quindi di sgonfiarsi.

Intervenendo così i medici hanno potuto fissare un intervento per fine settembre, cioè a conclusione del terzo mese di gravidanza.

L’ospedale dove sono stata operata è lo stesso in cui sei mesi dopo è nato Stefano.

Ho da sempre paura degli ospedali ma quando ti ritrovi a frequentarne uno praticamente ogni giorno per oltre un mese devi in qualche modo fare amicizia con questo luogo e stringere un patto con chi ci lavora e si prende cura di te.

In questa situazione credo di aver trovato le persone migliori del mondo tanto da decidere di farmi seguire nello stesso ospedale per tutta la gravidanza.

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Photo by Krivec Ales on Pexels.com

Dopo un’operazione all’occhio non era così scontato che Stefano potesse nascere con un parto naturale ma per fortuna in questo frangente è andato tutto per il meglio e l’esperienza della sua nascita è stata proprio come la desideravo.

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Cosa è successo al mio occhio destro?

In gravidanza il corpo tende a trattenere liquidi e ciò potrebbe aver influito sulla situazione. Pare che la forma del mio occhio abbia contribuito a quanto accaduto e inoltre era presente una cataratta che in breve tempo si è aggravata.

La mia vista non è perfetta ma del resto non lo era mai stata perché sono nata prematura, con problemi agli occhi che mi accompagnano da sempre.

Ora, dopo quanto successo all’occhio destro, anche l’occhio sinistro va tenito sotto controllo perché il problema potrebbe ripetersi.

Però  la situazione adesso è migliorata, sono riuscita a ricominciare a scrivere online qui sul mio blog e a usare i social per promuovere il mio lavoro e per svago.

Ma lo faccio solo come e quando voglio e con i miei tempi, nel rispetto di me stessa.

Ora come ora è solo qui, su questo blog, che puoi leggere i miei nuovi post.

Non scrivo altrove, solo qui e sui miei social.

E di tanto in tanto mando una newsletter ai miei fedelissimi iscritti – anzi, una happyletter.

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Ho cercato di lasciare i miei problemi alla vista sempre sullo sfondo e di vivere la mia vita senza troppe limitazioni. Quando le limitazioni sono state davvero insuperabili ho imparato ad accettarle e devo dire che cercare di costruire una vita che fosse adatta a me per come sono e per ciò che sono è stata sempre una sfida interessante e lo è ancora.

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Questa esperienza mi ha lasciato disorienta per un po’.

Per quattro mesi ho avuto bisogno di tranquillità per guarire, dovevo trattenere tutte le mie energie non solo per me ma anche per il mio bambino.

Stefano è nato sano e forte.

I suoi occhi sono stati controllati pochi giorni dopo la nascita e ancora dopo due mesi e mezzo, ci saranno ancora dei controlli – che tra l’altro sono di routine per tutti i neonati. Fino ad ora non sono stati rilevati problemi.

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Per quattro mesi ho tenuto il cellulare spento, non ho acceso il computer.

Nelle prime settimane sono rimasta sempre in casa al buio o in penombra tranne nei momenti in cui bisognava tornare all’ospedale per i controlli stabiliti o al Pronto Soccorso perché il dolore all’occhio si ripresentava all’improvviso.

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Riesco a scrivere questo post solo ora che è trascorso un anno dall’accaduto.

Ci ho pensato molto e ho ritenuto che scrivere e dare delle spiegazioni fosse dovuto per tutte le persone che a un certo punto si sono accorte che non ero più presente online, che non rispondevo al telefono perché era sempre spento, che nel frattempo mi hanno scritto per sapere come stavo e cosa stesse succedendo, che hanno scritto o telefonato a Daniele per chiedere di me.

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Per quel periodo ho dovuto tenere davvero la mia energia solo per me e per il mio bambino e dopo quanto è successo ho imparato che devo gestirla molto meglio rispetto a quanto avessi mai fatto in precedenza.

Appena ne ho avuto le forze ho raccolto tutti i pezzi del puzzle da riunire a livello fisico ed emotivo e ho cominciato a riflettere su come presto sarebbe cambiata la mia vita con l’arrivo del bimbo e a come riorganizzarmi dal punto di vista lavorativo visto che molto era cambiato e stava cambiando rispetto al mio corpo e alla mia salute.

Così ho trovato la chiave per riunire le principali esperienze della mia vita a livello emotivo, fisico, formativo e lavorativo e questa chiave speciale è il coaching cioè un allenamento interiore che ti insegna a identificare i tuoi talenti e le tue capacità latenti e a potenziarti per realizzare la vita che vuoi.

Così è nato il percorso Crisalide che puoi seguire quando senti che sta arrivando il momento giusto per trasformarti.

Questo percorso riunisce ciò che ho imparato studiando comunicazione, gestione delle risorse umane, yoga, meditazione, coaching, ma soprattutto nasce dalle mie esperienze di vita a partire da questa molto recente che ho voluto raccontarti qui perché sentivo davvero l’esigenza di condividerla.

A un certo punto forse è necessario parlare di quello che c’è stato, rompere la solitudine, far riflettere gli altri su come la vita può cambiare quando meno te lo aspetti ma anche su come puoi farti forza per dare inizio alla tua rinascita.

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Posso solo aggiungere di sentirmi grata alla vita perché ciò che è successo mi ha portata a capire quali sono le mie reali priorità, quanto conta avere una piccola famiglia che mi sostiene, come posso volermi bene abbracciando le mie imperfezioni.

Dopo tante paure e incertezze è arrivata una grande gioia e per avere il quadro complessivo di quanto la mia vita sia cambiata in un solo anno vai a leggere qui il post che va a completare il racconto.

Ti saluto con un abbraccio. Servono davvero più abbracci, più empatia e comprensione in questo mondo. 

Marta Albè

marta.albe@yahoo.it

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13 pensieri riguardo “Cosa è successo un anno fa

  1. Sei grande Marta! In effetti la tua assenza si è avvertita ed ora che leggo tutto questo sono felice che tutto si sia risolto per il meglio! Non è facile ricordare e ricostruire un fatto doloroso accaduto, ma serve proprio per ricominciare, riordinare emozioni vissute, ma soprattutto serve a realizzare quanto di positivo c’è in noi che ci aiuta a darci la forza per combattere! !! Grande Marta! Grazie per aver voluto condividere con noi questo periodo della tua vita! !!

    1. Ciao Barbara, ti ringrazio di cuore per aver commentato e per le tue parole, grazie per aver.letto e compreso il mio intento.
      🙏

  2. Cara Marta, c’è una frase di Terenzio che recita: “Massimamente quando tutte le cose ci sono favorevoli, allora con cura dobbiamo meditare in cuor nostro, per tenerci pronti a sopportare le calamità.”
    Il corpo invia sempre dei messaggi per farci capire che qualcosa non va, ma non sempre riusciamo ad interpretarli a volte li ignoriamo.
    La cosa importante in questa tua storia è che ha avuto un lieto fine.
    Il fatto che tu abbia deciso di raccontarla ha esorcizzato in qualche modo ciò che hai vissuto con pena e ha ristabilito un tuo equilibrio.
    Un abbraccio grande grande 🌳
    Maristella 🧘🏻‍♀️

  3. Ciao Maristella carissima,
    Terenzio aveva ragione e il suo è un pensiero che rimane eterno. Si sa, sono cose che possono succedere, ma è quando accadono davvero che bisogna avere la forza e il coraggio di affrontarle.

    Grazie 🙏

  4. Ciao Marta, ho letto ciò che è successo, inevitabilmente la vita ci pone davanti delle prove forti da superare…..hai fatto bene a spegnere tutto e a canalizzare la tua attenzione sul NECESSARIO.
    Un abbraccio forte cara amica! Buona Vita accanto ai tuoi cari! E grazie per la tua condivisione!
    Cristina

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