Il dono del tempo per mio figlio

bambini, vita

Il tempo è uno dei doni più preziosi che posso dedicare a mio figlio. L’ho capito quando due anni fa stavo per diventare mamma e in questi ultimi giorni ricchi di riflessioni credo di averlo compreso ancora di più.

Sono giorni sospesi e di trasformazione in cui mi trovo a riesaminare la mia scala di valori per capire cosa abbia davvero una grande importanza per me nella vita.

Diventare genitori è una responsabilità enorme. Essere genitori in un periodo ricco di incertezze lo è ancora di più.

Mi rendo conto di non avere un controllo sufficiente riguardo a ciò che accadrà nell’immediato futuro.

Dunque cerco di vivere momento per momento e mi chiedo: chi sono veramente in questa fase della mia vita?

Sono la mamma di Stefano, un bambino che ha compiuto due anno dieci giorni fa, nel bel mezzo di una pandemia e di una necessità di distanziamento sociale che non erano esattamente degli eventi previsti.

Quindi forse non sono una mamma qualsiasi. Sono una mamma consapevole di vivere in un mondo che sta cambiando. Un mondo in cui il tempo da dedicare a mio figlio diventa un dono ancora più prezioso.

Alcuni genitori in questo periodo stanno sperimentando il lavoro da casa e il telelavoro e stanno avendo modo di trascorrere più tempo con i loro figli.

Per me non è nulla di nuovo perché lavoro da casa come autrice e blogger da quasi dieci anni. Dunque da molto tempo prima di diventare mamma. Da quando il piccolino è arrivato, ho deciso di rallentare il ritmo per trascorrere a diretto contatto con lui tutto il tempo necessario.

Proprio mentre stavo valutando se e come intensificare la mia attività di lavoro mentre mio figlio sta crescendo, il mondo si è fermato.

Le persone hanno dovuto rallentare di colpo e riorganizzarsi per salvaguardare la salute di tutti.

Il telelavoro all’improvviso è diventato possibile anche dove sembrava impossibile. È diventato necessario e valido e finalmente si è scoperto che chi lavora da casa non solo non è un fannullone, non solo può organizzarsi meglio a livello professionale e famigliare, ma può anche diventare e risultare più produttivo.

In tutto ciò il piccolo Stefano ha ricevuto un dono preziosissimo proprio nel mese del suo compleanno:  oltre alla mamma che c’è sempre, ecco anche un papà più presente proprio grazie allo smart working.

Queste condizioni eccezionali credo abbiano molto da insegnare sul ruolo dei genitori.

Penso alle mamme e ai papà che in queste settimane si stanno mettendo all’opera ancora più del solito come genitori, educatori e anche veri e propri insegnanti dei loro figli, perché ci sono le attività didattiche a distanza da gestire. E i bambini hanno bisogno di nutrimento, gioco, svago, ascolto, movimento in un contesto tutto da reinventare perché non possono uscire di casa. E chi ha un giardino in questo momento ha a disposizione una delle più grandi fortune.

La pandemia sta cambiando diversi aspetti della normale vita quotidiana delle persone.

Lavoro, scuola e famiglia – tra mille difficoltà – si stanno trasformando sotto i miei occhi molto più velocemente del previsto.

La società e le famiglie stanno sperimentando quella resilienza di cui avevano sentito tanto parlare negli ultimi anni.

Essere resilienti significa guardare in faccia i problemi, riconoscerli per affrontarli e uscirne più forti di prima.

Una bella coincidenza. Nel bel mezzo di questa fase così incerta mi sono imbattuta in questo libro. Un libro che mette al primo posto la famiglia e all’ultimo posto il consumismo, ribaltando scale di valori e convenzioni sociali. Non ho ancora terminato la lettura perché nel frattempo la mia mente ha avuto bisogno di dedicarsi a qualcosa di più leggero. Ma credo davvero che Sempre con lui di Isabelle Fox possa donare un punto di vista interessante ai genitori in questo periodo storico.

E in tutto questo io mi sento una mamma che ogni giorno può fare qualcosa di buono per migliorare la qualità della vita di questa piccola famiglia in una situazione delicata e sempre in divenire.

Sento di avere un ruolo importante e di non essere una mamma di serie b (ma anche di serie c, nei momenti di sconforto peggiori),

Perché nessuno ti insegna ad essere mamma, lo impari sul campo.

Marta Albè

marta.albe@yahoo.it

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