Idee per rimandare la fine del mondo

Idee per rimandare la fine del mondo è un titolo duro che obbliga a guardare in faccia la realtà. È il titolo del libro che accoglie la voce e valorizza le idee di Ailton Krenak, leader indigeno brasiliano e ambientalista di fama internazionale. Da anni ha scelto come propria missione la difesa dell’ambiente e delle popolazioni indigene, che tutto il mondo dovrebbe considerare delle ineguagliabili custodi della natura.

Ailton Krenak è stato tra i fondatori dell’Unione delle nazioni indigene. Insieme a Chico Mendes, ha dato vita all’Alleanza dei popoli della foresta, che riunisce le comunità fluviali e indigene dell’Amazzonia.

Nel 2016, l’Università federale di Juiz de Fora gli ha conferito la laurea honoris causa come riconoscimento per le sue lotte a favore dei diritti delle popolazioni indigene e per le cause ambientali del suo paese.

Le tribù indigene conoscono i segreti della natura, sanno come proteggerla perché vivono davvero a contatto con essa, eppure le loro voci restano inascoltate. La sete di ricchezza supera il rispetto per il Pianeta. Lo calpesta e di questo passo delle preziose risorse naturali della Terra non rimarrà più nulla.

Ailton Krenak vive nella regione di Minas Gerais, nella valle del Rio Doce, il cui ecosistema è compromesso da anni dalle attività estrattive.

Un disastro ambientale avvenuto nel 2015 –  considerato la peggior catastrofe ambientale che abbia mai colpito il Brasile – ha compromesso la vita del fiume e delle comunità che vivono attorno ad esso. 

Sappiamo che l’acqua è uno dei beni più preziosi che possediamo, eppure la mano dell’uomo arriva a contaminarla in modo irrimediabile e i responsabili restano per lo più impuniti. Sempre in nome di un profitto che deve crescere ad ogni costo, anche a costo della vita umana e della sopravvivenza degli ecosistemi.

Il saggio Idee per rimandare la fine del mondo (Aboca Edizioni) riunisce tre interventi tenuti in Portogallo da Ailton Krenak tra il 2017 e il 2019.

Tre testi in cui Krenak riassume i punti salienti del suo pensiero, secondo cui è impossibile concepire uomo e natura come entità separate.

La separazione forzata tra uomo e natura è proprio la causa del disastro ambientale e sociale che stiamo vivendo, in un’epoca che viene chiamata Antropocene.

Secondo le parole del leader indigeno brasiliano, solo rifiutando l’idea che gli esseri umani siano superiori alle altre forme di vita potremo dare nuovamente un valore alle nostre esistenze e avere, al contempo, la possibilità di ristabilire un corretto rapporto con il Pianeta.

Noi stessi come esseri umani siamo parte del tutto e abbiamo in noi degli elementi naturali: non dimentichiamo che siamo composti per circa il 70% di acqua.

Dovremmo quindi accettare la natura come un’immensa molteplicità di forme, includendo ogni parte di noi, proprio come ci ricorda Ailton Krenak.

“Forse la fine del mondo è una breve interruzione da uno stato di piacere e di estasi che le persone non vogliono perdere. Sembra che tutti gli artifici ricercati dai nostri antenati, e da noi, riguardano questa sensazione. Quando questa si trasferisce alle merci, agli oggetti, alle cose esteriori, si materializza in ciò che la tecnica ha sviluppato, in tutto gli apparati che sono stati sovrapposti al corpo della Madre Terra”.

Queste le sue parole che vogliono responsabilizzarci per fare in modo che la Terra venga protetta e salvata – non più distrutta.

E per permetterci di comprendere fino in fondo il ruolo fondamentale delle tribù indigene, aggiunge:

“Quando affermiamo che il nostro fiume è sacro, la gente dice: “Fa parte del loro folklore”; quando raccontiamo che la montagna avvisa che sta per piovere e che quello sarà un giorno prospero, un buon giorno, loro commentano: “Ma no, le montagne non parlano”.

Ma quando spersonalizziamo il fiume, la montagna, quando li priviamo del loro senso, ritenendo che sia una caratteristica unicamente umana, liberiamo questi luoghi permettendo che diventino residui dell’attività industriale ed estrattiva, secondo le parole di Ailton Krenak.

Se la natura non viene rispettata e protetta, la lasciamo a se stessa e chiunque può sentirsi libero di distruggerla, pur essendo in torto.

Le montagne non verrebbero distrutte e i fiumi non sarebbero inquinati se solo li rispettassimo come se fossero dei nostri antenati.

E in quel fiume, in quella montagna, in qualche modo i nostri antenati esistono davvero perché lì hanno vissuto, hanno bevuto quell’acqua e respirato quell’aria.

Ecco allora che Ailton Krenak ci propone una nuova definizione di Antropocenel’epoca in cui si è persa la qualità delle relazioni – e ci esorta a sostenere la diversità tra i popoli come fonte di ricchezza per il futuro.

Spesso gli indios sono stati considerati in via d’estinzione, ma ora che l’estinzione è una minaccia per tutto il genere umano chi sarà più abile a resistere?

Marta Albè

(Cover Photo: Unsplash)

10 pensieri riguardo “Idee per rimandare la fine del mondo

  1. Cara Marta,
    ciao! Penso che tutti quanti dovremmo impegnarci a declinare la nostra esistenza secondo le modalità dell’essere, invece di quelle dell’avere, come raccomandava, nel suo sempre attuale saggio, Erich Fromm.
    Nel mese di dicembre – come una premonizione – avevo già deciso che a un Natale molto spirituale (fatto di letture, incontri che fanno bene al cuore, ascolto di musica e visione di film che riempiono l’anima), sarebbe seguito un anno interamente shopping free.
    Non sto comprando niente di materiale, né per me né per gli altri, da otto mesi, e non mi sono mai sentita così felice: estenderò quest’anno magico fino a quando non avrò finito tutte le scorte di vestiti, scarpe, accessori e affini che ho in casa!:-)
    Avevo già abbracciato la filosofia minimalista – vendendo diverse cose inutilizzate ai mercatini dell’usato, portando i libri e le riviste che non avrei più letto alla biblioteca del mio comune e donando il resto in beneficenza – ma volevo trovare un modo per essere ancora più libera:-)
    Quando devo fare un regalo, mi regolo così: se sono invitata a cena, porto qualcosa da mangiare; se è il compleanno o l’onomastico di un bimbo, gli regalo dei soldini (anche perché i bambini di oggi possiedono praticamente di tutto); e, infine, se è il compleanno o l’onomastico di un’amica, le regalo una donazione a uno dei tanti enti benefici (finora, ho sostenuto: Unicef, Lega del Filo d’Oro, Medici senza frontiere, Oxfam, Comunità di Sant’Egidio, Progetto Arca, Amici dei bambini, Save the children, Greenpeace, WWF, AIRC, Pro Terra Santa e l’Opera di Padre Pio), oppure un albero (dal sitoTreedom e Tree-Nation).
    Le mie amiche, finora, hanno apprezzato molto. In ogni modo, se dovessi trovare qualcuna che non fosse d’accordo, non mi preoccuperei più di tanto: i regali ricevuti non sempre piacciono, in questo modo, non si ha nemmeno il fastidio di doverlo cambiare:-)
    Per quanto riguarda le mie ricorrenze, mi regalo: un libro (rigorosamente e-book), una serata al cinema, a teatro, un pomeriggio al museo oppure una lunga passeggiata a contatto con la natura:-)
    Grazie per il tuo blog e scusami se mi sono dilungata tanto.
    Un abbraccio forte!
    Francesca
    P.s. Il prossimo libro che mi regalerò, sarà questo:-*

    1. Cara Francesca
      ti ringrazio molto per avermi scritto.
      La tua testimonianza è davvero preziosa.
      Ci aiuta a comprendere che ognuno di noi con molta semplicità e costanza può modificare il proprio stile di vita per dare importanza a ciò che conta davvero e io credo sempre più che a contare più di tutto siano le relazioni con le altre persone.
      Nel momento in cui possediamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno – e anche di più – non è necessario accumulare oltre ed è liberatorio regalare o vendere ciò che non usiamo più ma può servire ad altri. Sono convinta che abbiamo bisogno di leggerezza e questo è uno dei modi per ottenerla: leggeezza interiore ed esteriore.
      Un grande abbraccio :)

      Marta

  2. Cara Francesca
    ti ringrazio molto per avermi scritto.
    La tua testimonianza è davvero preziosa.
    Ci aiuta a comprendere che ognuno di noi con molta semplicità e costanza può modificare il proprio stile di vita per dare importanza a ciò che conta davvero e io credo sempre più che a contare più di tutto siano le relazioni con le altre persone.
    Nel momento in cui possediamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno – e anche di più – non è necessario accumulare oltre ed è liberatorio regalare o vendere ciò che non usiamo più ma può servire ad altri. Sono convinta che abbiamo bisogno di leggerezza e questo è uno dei modi per ottenerla: leggeezza interiore ed esteriore.
    Un grande abbraccio :)

    Marta

  3. Cara Marta,
    grazie a te!
    Devo tutto alle persone come te che dedicano del tempo alla cura di questi “spazi on-line del libero pensiero”, per essere d’esempio ed ispirare altre persone:-)
    In un’epoca pre-digitale, magari, stando a contatto sempre con le stesse persone che ripropongono gli stessi schemi di pensiero “provinciali”, da anni , molto probabilmente, sarei diventata anch’io come loro, omologandomi a una massa informe e indistinta che cerca la felicità nei modi, nei luoghi e nei tempi sbagliati.
    Non sai quanto sia felice dello scampato pericolo, e quanto sia grata a chi, divulgando sommessamente il proprio pensiero, senza secondi fini, indichi, ai cuori in ascolto, un sentiero diverso da percorrere:-)
    Francesca

    1. Cara Francesca, i messaggi come il tuo mi fanno sperare tantissimo in un mondo migliore e mi ricordano che ciò che sto facendo per fortuna ha un senso. Con le tue parole mi aiuti anche a rendermi conto che qualcuno apprezza ciò che scrivo e il mio lavoro. Da quasi dieci anni mi occupo di divulgare tematiche legate agli stili di vita sostenibili e consapevoli attraverso questo blog e altrove sul web e anche dal vivo quando ne ho avuto l’occasione. In questi dieci anni sono cambiate tante cose, ci sono persone più consapevoli e c’è anche chi in qualche modo se ne approfitta. Io continuo per la mia strada :)
      Complimenti a te per le tue scelte e per il tuo percorso di consapevolezza e cambiamento :)

      Marta

  4. Grazie infinite per le tue bellissime parole, Marta!
    Continua il tuo percorso tranquillamente, in barba alle critiche degli scettici e dei conformisti.
    Anche io ricevo molte parole di disapprovazione e, se mi va bene, sguardi carichi di sarcasmo quando, sempre senza giudicare il prossimo o sentenziare sugli stili di vita altrui, racconto di aver abbracciato la filosofia minimalista, di lasciarmi ispirare dal buddhismo zen, di essere un’ecologista e di fare solo regali solidali: per chi ha in mente solo il PIL, è difficile comprendere certe idee e modi di fare:-)
    “Meno è più” suona come un’eresia, in quest’epoca di consumo sfrenato, e la reazione istintiva è : “Chi sei tu per venirci a dire che come abbiamo vissuto e come viviamo, non va bene?!”.
    Mi considero molto fortunata ad aver incontrato persone come te che mi hanno insegnato a pensarla diversamente:-) :-*
    Francesca

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