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Finché il caffè è caldo

In Giappone esiste una caffetteria speciale che ti permette di tornare indietro nel tempo, in quel punto preciso della tua vita in cui hai fatto la scelta sbagliata o non hai avuto il coraggio di dire la cosa giusta.

Questa caffetteria, che ha più di cento anni, esiste nell’universo narrativo di Toshikazu Kawaguchi, sceneggiatore e regista che con Finché il caffè è caldo ha firmato il proprio esordio letterario dando vita a un bestseller internazionale.

Ho scelto di leggere Finché il caffè è caldo perché avevo l’impressione che le storie narrate in questo libro potessero aiutarmi a riflettere ancora una volta sul tema della ricerca del proprio ikigai ed in effetti è stato così, ma procediamo con ordine.

Il tema centrale del libro è il desiderio di viaggiare nel tempo, nel passato ma anche nel futuro, per cercare di porre rimedio agli errori della propria vita.

La consapevolezza di non poter cambiare il presente ritornando nel passato risuona forte e chiara tra le storie e i personaggi, le cui vicende si intrecciano in un’antica caffetteria giapponese che vive quasi fuori dal tempo.

Il viaggio nel tempo non resta però senza speranza perché, anche se modificare una scelta del passato non potrà comunque cambiare il presente, vivere il presente con maggiore consapevolezza permetterà ai protagonisti di costruire un futuro migliore, iniziando il cambiamento da se stessi, dal proprio atteggiamento e dal proprio modo di agire.

E per quanto riguarda il tema dell’ikigai?

Nella storia di Fumiko troviamo una profonda dedizione al lavoro e alla carriera, ma quando l’amore e il timore di perdere la persona amata stravolgono la sua vita, ha inizio un profondo cambiamento, che potrete comprendere meglio arrivando alla conclusione del libro.

Kotake è una donna alla ricerca di se stessa, che teme di perdersi insieme ai ricordi del marito, dato che la memoria lo sta via via abbandonando.

Hirai non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella e per ricostruire la propria vita deve ripercorrere la strada che le permetterà di riallacciare il legame con la propria famiglia d’origine: trasformare il sogno dei suoi genitori e della sorella nel proprio sogno sarà il suo ikigai.

Ogni personaggio ha un rimpianto o un ricordo doloroso legato al proprio ikigai, anche Kei, la cui missione di vita sarà quella di diventare madre, una buona madre.

La parola ikigai non viene menzionata nella storia, fa parte di una mia considerazione personale che mi fa riflettere su quanto sia evidente ai miei occhi la scelta di assegnare ad ogni personaggio della storia un profondo scopo nella vita che li conduce a compiere determinate scelte e poi a cambiare idea.

Potrebbe essere troppo tardi per cambiare idea?

Forse no, soprattutto se, solo per una volta nella vita, si ha l’opportunità di viaggiare nel tempo per provare a comprendere meglio le cose, pur senza la possibilità di cambiarle davvero, almeno per quanto riguarda il presente.

Quando i personaggi, dopo aver viaggiato nel tempo, tornano nel presente, lo ritrovano tale e quale a come lo avevano lasciato, ma ad essere cambiato sarà il loro cuore e le loro vite da quel momento in poi prenderanno una nuova direzione.

Viaggiare nel tempo è possibile, ma solo finché il caffè è caldo, lo si può fare un’unica volta nella vita e il caffè va assolutamente finito prima che si raffreddi.

Nella vita reale non abbiamo la possibilità di viaggiare nel tempo, ma possiamo vivere al meglio il qui e ora, magari proprio a partire dalla ricerca del nostro ikigai.

Hai già letto Finché il caffè è caldo e i libri di Toshikazu Kawaguchi? 

Marta Albè

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2 risposte a "Finché il caffè è caldo"

  1. Paolo Perlini ha detto:

    l’ho letto lo scorso anno. Ad un certo punto l’ho trovato un po’ ripetitivo e non mi ha fatto venire voglia di leggere anche i successivi

    • Non sono una lettrice di bestseller solitamente ma questo libro incuriosita e leggerò anche i successivi, magari più avanti. Credo che le ripetizioni facciano parte dello stile dell’autore e che nella storia abbiano un senso. Ciò che mi ha colpita è, appunto, il tema della ricerca del proprio ikigai.

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