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Quel che affidiamo al vento

Numerosi libri che attendevano da tempo di essere letti si stanno facendo spazio nella mia vita e mi stanno conducendo per mano altrove.

Dopo aver letto Finché il caffè è caldo e, più di recente, Quel che affidiamo al vento sto viaggiando metaforicamente per le strade di Tokyo e del Giappone.

Altri romanzi e saggi mi stanno permettendo di conoscere meglio la Cina e la Corea.

Sto anche imparando qualche parola delle affascinanti lingue di questi Paesi e mi sto lasciando cullare dalle storie e dai racconti più o meno autobiografici che mi conducono lontano nel tempo e nello spazio.

Non è mai troppo tardi per realizzare qualche sogno, anche in formato ridotto, viaggiando dalla poltrona di casa attraverso la lettura e studiando nuove lingue come se fosse un gioco, per puro divertimento. 

C’è tanto che mi attira dell’Oriente da sempre, dalla meditazione alla cucina, dalla filosofia alla pratica dello yoga e delle arti marziali.

Un mondo che è possibile ammirare da lontano attraverso numerose letture, studio, pratica e passione.

Con Quel che affidiamo al vento, l’autrice Laura Imai Messina mi ha aiutata a ripercorrere un tratto di storia recente, a partire dallo tsunami che ha colpito il Giappone l’11 marzo 2011.

A partire da questo evento sconvolgente, l’autrice mi ha permesso di entrare nel vivo della mentalità giapponese: come affrontare una catastrofe, sopravvivere, restare in piedi e portare avanti la propria vita dopo aver perso tutto, compresa la propria famiglia?

È il dramma di Yui, che si ritrova a ricostruire la propria vita legandola ad un luogo speciale, il giardino di Beli Gardia, dove si trova il telefono del vento.

Un telefono senza fili, non collegato alla rete, dove chi lo raggiunge può alzare la cornetta e rivolgere le proprie parole alle persone che non ci sono più, ma che forse potrebbero ancora fluttuare nel vento e riuscire ad inviare dei confortanti messaggi di risposta.

Il sogno di parlare per un’ultima volta con una persona scomparsa, di dispiegare i propri pensieri e di affidarli al vento, nella speranza di ricevere una risposta, spinge migliaia di persone a raggiungere ogni anno il telefono del vento, come in un pellegrinaggio che possa rimarginare le ferite dell’esistenza.

Laura Imai Messina racconta le vicende di Yui con estrema delicatezza, in modo che ogni lettore possa riconoscersi nei cambiamenti improvvisi che a volte la vita impone e possa comprendere che è possibile ricominciare tutto da capo, magari a partire da una domanda sussurrata al telefono del vento e dalla ricerca di una risposta a lungo attesa.

Quando vogliamo dare un nuovo senso alla nostra vita, possiamo ricominciare da capo, da una nuova storia e da un nuovo modo di raccontarla.

Sento i cambiamenti quasi impercettibili della mia vita quotidiana e so che a poco a poco mi stanno donando una nuova voce e una nuova forma.

E continuerò a raccontare e a raccontarmi, lasciando spazio ad ogni parte di me, comprese le letture che mi accompagnano giorno dopo giorno.

Oggi non posso che consigliarvi la lettura di Quel che affidiamo al vento per aiutarvi a dare spazio al vostro cambiamento, alla vostra storia personale e ad un rinato desiderio di viaggiare.

Leggere e viaggiare hanno qualcosa in comune per me: non esistono viaggi che non siano accompagnati da un libro e non esistono libri che non siano in realtà anche dei meravigliosi viaggi interiori.

E allora mi lascio trasportare dal vento, preparo valigie reali e immaginarie, scatto fotografie e, soprattutto, continuo a vivere con gioia.

Marta Albè

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10 risposte a "Quel che affidiamo al vento"

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